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L'università - Cap. 14 - Gli ordini di Sara


di the_extension
01.03.2026    |    670    |    3 9.2
"" Marco prese il plug con la coda di volpe, lo lubrificò con la saliva (non osò chiedere altro) e lo spinse piano nel proprio culo..."
La mattina dopo l’incontro con Sara, Marco non riuscì a concentrarsi su niente. Il sapore dolce e fresco della sua figa gli era rimasto in bocca per ore, misto al retrogusto del suo stesso sperma che aveva leccato via. Non era stato un bacio romantico o una scopata normale: era stato servizio. Umiliazione. Il suo ruolo. E questo lo aveva lasciato con un’erezione persistente e un bisogno urgente di chiarezza.
Alle 9:30, prima di uscire per lezione, si inginocchiò davanti al letto di Riccardo (che stava ancora dormendo) e mandò un messaggio nel gruppo con Martina:
"Padrone, Padrona,
Sara mi ha chiesto di tornare da lei stasera. Vuole che la serva di nuovo. Posso andare?
Vi prometto che rimarrò sempre nel mio ruolo: preparatore, pulitore, schiavo. Non farò niente senza pensare a voi.
Chiedo permesso."
La risposta arrivò quasi subito da Martina:
"Vai pure, piccolo. Servila come servi noi. Lecca, pulisci, segati per lei, ma non scoparla mai da uomo libero. Se vuole di più, dille che deve chiedere a noi.
Mandaci un messaggio quando finisci: dimmi cosa ti ha fatto fare.
Bravissimo a chiedere permesso. Continua così."
Riccardo aggiunse solo un pollice in su e un emoji di diavolo.
Marco sentì un sollievo profondo. Aveva il permesso. Poteva andare. Poteva servire.
Quella sera, alle 21:30, bussò alla porta di Sara. Lei aprì con un sorriso timido ma eccitato, indossava solo una maglietta oversize e mutandine bianche. Lo fece entrare e chiuse la porta a chiave.
"Grazie per essere venuto," disse piano. "Ieri sera è stato strano, ma mi è piaciuto. Tanto."
Marco si inginocchiò immediatamente, testa bassa. "Grazie per avermi chiamato, Signora Sara. Sono qui per servirti."
Sara arrossì, ma stavolta non rise. Si sedette sul bordo del letto, allungò una gamba e gli mise il piede nudo davanti al viso.
"Allora inizia. Leccami i piedi. Lentamente."
Marco prese il piede tra le mani con reverenza. Iniziò a baciarlo: pianta, arco, dita una per una. Poi passò la lingua: dal tallone alla punta, succhiando leggermente ogni dito. Sara sospirò, infilò una mano nelle mutandine e iniziò a masturbarsi piano.
"Continua... leccami mentre mi tocco... dimmi quanto ti eccita."
Marco parlò con voce bassa, umile: "Mi eccita tantissimo, Signora Sara. Servirti i piedi mentre ti masturbi, è il mio posto. Il mio cazzo è duro solo per questo."
Si slacciò i jeans da solo, tirò fuori il cazzo e iniziò a segarsi piano, senza chiedere permesso - perché ormai era automatico: quando serviva, si toccava per mostrare devozione.
Sara accelerò il ritmo delle dita sul clitoride, gemendo piano. "Togliti tutto. Nudo. E continua a leccare."
Marco obbedì: jeans via, boxer via, rimase in ginocchio nudo, collare al collo, segandosi ritmicamente mentre leccava l’altro piede. Sara venne tremando, un piccolo schizzo che le bagnò le dita. Marco alzò lo sguardo.
"Posso pulirti le dita, Signora?"
Sara annuì, gli mise le dita bagnate davanti alla bocca. Marco le succhiò una per una, assaporando il suo orgasmo dolce e fresco.
Poi Sara si alzò, andò al comodino e tirò fuori un cassetto: un vibratore rosa medio, un dildo di vetro, un plug piccolo con coda di volpe finta.
"Questi li uso quando sono sola," disse con un sorriso malizioso. "Ora puliscili. Con la lingua. Mentre io guardo."
Marco prese prima il vibratore. Lo leccò dalla base alla punta, succhiando ogni residuo di umori secchi. Poi il dildo di vetro: lo infilò in bocca come se fosse un cazzo, succhiandolo profondo. Infine il plug: lo girò, leccò la parte che era stata nel culo di lei, assaporando quel retrogusto muschiato e acre che ormai conosceva fin troppo bene.
Sara si masturbò di nuovo guardandolo, eccitata dalla vista.
"Bravo, ora infilati il plug nel culo. Il mio plug. Voglio vederti con la coda."
Marco prese il plug con la coda di volpe, lo lubrificò con la saliva (non osò chiedere altro) e lo spinse piano nel proprio culo. La coda uscì fuori, ondeggiando mentre lui era in ginocchio. Sara rise piano, eccitata.
"Ora segati con la coda che ti esce dal culo. E dimmi che sei il mio schiavo."
Marco obbedì: mano sul cazzo, segandosi forte, la coda che dondolava a ogni movimento.
"Sono il tuo schiavo, Signora Sara. Il tuo preparatore. Il tuo pulitore. Uso il tuo plug nel culo perché me lo ordini tu. Vengo solo per servirti."
Sara venne di nuovo, forte, spruzzando un po’ sulle lenzuola. Marco accelerò.
"Posso venire, Signora? Posso marchiarti di nuovo?"
Sara annuì. "Sì, sulla mia figa. Ma poi pulisci."
Marco si avvicinò, segandosi furiosamente, e venne schizzando caldo sulla figa e sul monte di Venere di Sara. Poi si chinò subito: lingua che raccoglieva ogni goccia del suo sperma, succhiando il clitoride ancora sensibile, infilando la lingua dentro per pulire a fondo.
Sara tremò per un terzo orgasmo, stringendogli la testa tra le cosce.
Quando finì, lo lasciò andare. Marco rimase in ginocchio, plug nel culo, coda che dondolava, bocca piena del misto di loro due.
Sara gli accarezzò i capelli. "Domani sera torna. Porta un collare più grosso. E preparati a servire di più."
Marco annuì. "Sì, Signora Sara. Sarò qui per te."
Uscì dalla stanza con il plug ancora dentro, la coda nascosta sotto i pantaloni, il sapore di lei e del suo stesso sperma in bocca. Non aveva scopato. Non aveva preso iniziativa. Aveva solo servito. Leccato. Pulito. Segato per compiacere.
E questo era esattamente ciò che voleva essere.

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